Sembra un miracolo quello che ha trasformato un’area abbandonata e degradata di periferia in un’oasi verde e rigogliosa, un orto condiviso di duemila metri quadri, luogo di coltivazione biologica ma soprattutto di socialità. Alberi, fiori, ortaggi e piante aromatiche, alveari e un angolo per il compostaggio, una piccola cucina e una veranda, dove si organizzano aperitivi e pranzi con le verdure dell’orto, dove gli abitanti dei dintorni e chiunque voglia partecipare può incontrarsi e conoscersi in un ambiente semplice ed accogliente.

Tutto è nato e reso possibile dalla volontà e dalla costanza del Circolo Reteambiente di Legambiente e di un gruppo di persone della zona, interessati a realizzare un giardino condiviso per migliorare la via Padova e il senso di comunità del quartiere. L’idea comincia a prendere forma nel 2012, quando una delibera comunale rende possibile ad associazioni e gruppi di cittadini richiedere un terreno pubblico abbandonato, o poco utilizzato, per realizzare un orto condiviso.

Stipulata la convenzione con il Consiglio di Zona, gli “ortisti” di via Padova si rimboccano le maniche e iniziano a ripulire l’area da detriti e rifiuti accumulatisi negli anni. Passo dopo passo, lo spazio cambia volto e il gruppo di volontari coinvolti nel progetto si infoltisce. Svolta decisiva all’attività dell’orto, nel settembre 2014, con l’arrivo di oltre 100 cassoni di terra dell’installazione “Quanto mais”, realizzata in piazza Castello in attesa di Expo 2015.

Oggi gli orti producono a pieno ritmo, insieme si coltiva e ogni settimana si divide equamente il raccolto. Oltre 100 volontari prestano la loro opera, circa una ventina quelli sempre presenti. Tra i più assidui, Franco di Legambiente, anima e coordinatore del progetto. E poi Vittorio, originario della penisola sorrentina ma residente in via Padova, coinvolto per caso durante l’iniziale fase di “pulizia”.

Socievole e sempre sorridente, Vittorio accompagna a visitare lo spazio a chi vi arriva per la prima volta, orgoglioso di mostrare la grande varietà di piante e la qualità degli ortaggi coltivati, ma anche degli alveari, del lombricaio, del roseto e di tutto ciò che collettivamente è stato realizzato. Ma, come sostiene, ciò che dà più soddisfazione sono i rapporti umani che intorno all’orto si vengono a creare.

Nel tempo si sono moltiplicati gli eventi e le attività organizzate. Agli Orti di via Padova vanno i bambini delle scuole per conoscere le piante e come si curano, si organizzano corsi gratuiti di orticultura con Antonio Corbari, aperti anche ai disabili, si tengono corsi di avviamento al lavoro per ragazzi delle comunità, si ospitano persone inviate dall’UEPE (Ufficio Esecuzione Penale Esterna) per svolgere lavori socialmente utili.

Tra queste, una donna cinese riservata e silenziosa che, al termine di diversi mesi trascorsi a lavorare nell’orto, ha voluto salutare con una lettera che Franco, Vittorio e l’intero “staff”, conservano gelosamente. Nel suo stentato italiano esprime tutta la propria felicità per quel tempo passato lì con loro, in mezzo al verde e li ringrazia tutti per averle dato “incoraggiamento, sostegno, cura e amore”.

 

foto di Elena Galimberti

 

 

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